Intervista allo scrittore Luigi Bartalini.

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Intervista allo scrittore Luigi Bartalini. Servizio di Angela De Gregorio.

Giovedì 8 gennaio 2015 presso la libreria ‘’Iocisto’’, si è tenuta la presentazione del libro ‘’Sono nato nel mese dei morti’’ di Luigi Bartalini. Si tratta di un romanzo, che racconta la storia di un uomo degli anni 60, la sua dura vita e il suo carattere difficile, forse a causa del mese in cui si è trovato a nascere: novembre.

 

C’è qualcosa che l’ha ispirata a scrivere questo libro?

E’ una storia che avevo dentro, come tutte le storie. Poi, ci sono dei momenti in cui, improvvisamente, quelle idee che sono confuse, quelle sensazioni che ti porti dietro da un po’ di tempo incominciano ad avere un senso e allora ti viene il desiderio di raccontarla questa storia. L’importante a mio modo di vedere è che lo scrittore non scriva per se stesso, ma che scriva qualcosa che poi arrivi agli altri.

Nella società d’oggi ci sono opportunità per uno scrittore emergente?

Oggi, è certamente difficile emergere. Nel mondo dell’editoria, al di la delle scarse vendite, della flessibilità delle vendite, c’è un altro problema di fondo. Il pubblico a cui deve arrivare la scrittura è un pubblico sempre più televisivo, sempre più abituato ad avere meno rapporto con la pagina scritta e molto di più con le immagini, con una realtà raccontata. Quindi non più avvezzo a ricercare da sé di scoprire delle emozioni attraverso un libro. Sono aumentati in maniera esponenziale i lettori , è quello il problema.
In realtà, oggi, vengono pubblicati circa sei nuovi titoli all’ora. Sai che cosa vuol dire? Vuol dire che un libro se tutto va bene arriva nelle librerie con poche copie e sugli scaffali transiterà veramente pochissimo, perché c’è la necessità di mettere sempre nuovi titoli. C’è una rotazione enorme, senza contare, poi, una grande parte di scrittori che in libreria non ci arriveranno mai. E tra questi, spesso e volentieri, si nascondono dei libri che hanno un valore dal punto di vista culturale–letterario importante.
E’ sempre molto difficile arrivare. Ma pensare di avere successo è veramente un’operazione complicatissima. Un libro che va bene è un libro che vende 300 copie. Un libro che ha successo vende 1500–2000 copie.
Ci sono degli scrittori che vendono tanto. Oggi, per esempio, abbiamo un fenomeno delle vendite in Campania che scrive anche molto bene: Maurizio De Giovanni, uno che il primo giorno vende probabilmente anche 80.000 copie.
Ci sono sicuramente generi che vanno bene più di altri, cosi come ci sono campioni di vendite.
Ma i personaggi televisivi sono alla fine quelli che vendono di più.

Che caratteristiche dovrebbe avere?

Non c’è una ricetta. Lo scrittore deve saper scrivere, deve avere una bella idea, deve avere talento. Poi, il successo può arrivare e può anche non arrivare. Il più delle volte si cede alla voglia di vedere il proprio nome sulla copertina di un libro.
Oggi se non abbiamo cose da dire è meglio non dirle.
Bisogna studiare. Scrivere un libro vuol dire rispettare le strutture, vuol dire avere una storia da raccontare, una trama, dei personaggi.