Rete da strumento a trappola

 

di Angela Luisa De Longis

25 febbraio 2015

In italiano la parola “rete” ha più significati a secondo del contesto in cui viene usata. Per i pescatori, ad esempio, è uno strumento mentre per i pesci la rete è una “trappola” in cui meglio non cadere; in termini calcistici la rete indica il “goal” ovvero il punto a favore di una squadra o di un’altra. Infine, in informatica la rete indica lo strumento per eccellenza per connetterci al mondo.
In sociologia si parla spesso di rete amicale, professionale, o più genericamente di rete relazionale. Con rete relazionale si intende il complesso di rapporti sociali o lavorativi che un dato individuo instaura con altri individui nel corso della sua vita. Allo stesso modo, dal punto di vista informatico il net, la “rete informatica” costituisce un insieme di rapporti che il soggetto instaura. La differenza sostanziale tra le due reti è data dalla presenza o meno di rapporti reali, difatti, se la prima deriva dai rapporti interpersonali di un individuo, la seconda può anche prescindere da essi. I rapporti creati dalla rete non necessitano la presenza di un altro individuo dall’altra parte: se consulto una banca dati, ad esempio, la mia relazione è con lo strumento e non con la persona che lo ha creato. Tuttavia, la facilità di accesso e la rapidità nell’ottenere le informazioni che servono fa di internet una rete per eccellenza, che permette in pochi secondi di connettersi al mondo senza muoversi dalla nostra poltrona, e così persone e fatti che sono lontanissime diventano all’improvviso vicini. Internet, quindi, nel corso degli ultimi anni, è diventato uno strumento relazionale quasi fondamentale, anche perché con la nascita dei “social network” sono nate delle vere e proprie reti nella rete. I social permettono di creare, ricreare o instaurare rapporti, con persone fisicamente e culturalmente lontane, favorendo l’incontro e la conoscenza reciproca, strumenti necessari per creare una cultura dell’incontro e del reciproco rispetto. Tuttavia, è necessario guardare oltre le potenzialità delle rete per rendersi conto che essa nasconde anche dei rischi, esiste una possibilità che la rete, ritornando al gergo dei pescatori, diventi una trappola per pesci da cui è diventa molto difficile uscire.
Prima di affrontare i problemi della rete, è però necessario capire chi sono gli utenti della rete quale uso ne fanno; sicuramente, se parliamo di utenti ci troviamo di fronte ad un mondo eterogeneo, sia per fasce di età, sia per modalità di navigazione. I “navigatori” si possono dividere in diverse categorie, ai due estremi troviamo da un lato i fanatici, i “sempre – connessi”, quelli che non staccano mai e che se rimangano per qualche secondo fuori dalla rete si sentono persi. All’altro estremo troviamo coloro che considerano la rete un orrore, quasi la panacea si tutti i mali, una sorta di pericolo da cui è meglio guardarsi, viste anche le tante notizie di cronaca che spesso la riguardano: in particolare, omicidi e suicidi maturati proprio all’interno della rete.
Tra questi due estremi si collocano tutti gli altri navigatori, in particolare, all’attenzione va spostata su due ulteriori categorie: gli equilibrati e gli “squilibrati”. I primi usano la rete in “modo corretto” sfruttandone le potenzialità e cercando di evitarne i pericoli; mentre, con i secondi possiamo identificare tutti i soggetti che fanno un uso scorretto della “rete”.Per evitare questo “disequilibrio” sarebbe opportuno che i navigatori fossero maggiormente alfabetizzati, soprattutto circa le opportunità e i pericoli della rete.
La rete, difatti, è sicuramente uno strumento di comunicazione con il mondo ma non può e non deve diventare il solo strumento di comunicazione, o peggio il fulcro. Dialogare solo attraverso i “social network” è deleterio, si corre il rischio di perdere il contatto umano ed i interpersonale con i vicini e con la realtà, il pensiero “pubblico” diventa il modo per ottenere l’approvazione e non per esprimere ciò che si pensa; in alcuni casi le discussioni sarebbe opportuno condurle vis a vis e non attraverso un computer. Inoltre, alla luce di quanto detto, appare evidente che se da un lato la rete può facilitare l’incontro, rischia dall’altro di rallentare il confronto costruttivo. I social, ad esempio, possono essere un terreno fertile per il confronto tra diverse realtà o modi di pensare, però allo stesso tempo permettono, con la stessa facilità di mettere a tacere tutti coloro che la pensano diversamente eliminandoli dalla nostra vita virtuale. Tra i network ve ne sono alcuni che permettono di esprimere le proprie opinioni in modo anonimo; anche qui se da una lato può facilitare la comunicazione, permettendo ai più introversi di trovare un modo per esprimere le proprie idee, dall’altro può essere molto pericoloso, esprimere un parere in rete, senza esporsi fisicamente è già di per se molto più facile, perché ci sentiamo deresponsabilizzati, farlo in modo anonimo ci toglie ogni onere, chi può sapere chi si cela dietro un nickname! In questo caso l’alfabetizzazione è necessaria ma ancora di più è necessaria una responsabilità sociale che porti gli utenti ad essere rispettosi degli altri utenti, tenendo sempre a mente che “la libertà di un soggetto finisce laddove viola quella di un altro”.
Da questa prima riflessione ne discende un’altra, che riguarda l’uso fatto della rete da parte di alcune fasce di età. Gli adolescenti sono tra i maggiori fruitori della rete: alcune ricerche mostrano che più dell’80% dei ragazzi delle scuole medie, naviga in rete ed ha un profilo proprio, in uno o più social in cui “trascorre” svariate ore al giorno utilizzandolo anche per fare nuove amicizie. Questo dato ci fornisce la fotografia di una società che sta cambiando, ma anche di una concezione errata della rete, che se per le scienze sociali è diventata a tutti gli effetti un luogo, per gli altri resta un “non – luogo” dove vigono regole sociali alternative, per cui è possibile comportarsi liberamente, confrontandosi a volte anche con sfide stupide e pericolose, senza considerarne le conseguenze. Quindi quando si tratta di bambini o minori, che non sempre hanno ben chiare le conseguenze delle proprie azioni, nella vita reale ed in quella virtuale, la navigazione dovrebbe essere protetta e tutelata dalla legge, ma soprattutto dagli adulti di riferimento. In particolare, la famiglia, dove avviene la socializzazione primaria di un individuo, e più in generale gli adulti di riferimento dovrebbero avere gli strumenti necessari per alfabetizzare i giovani ad un uso corretto della rete, al fine di tutelarli da inutili rischi.
In conclusione la rete di per se non è assolutamente pericolosa, anzi al contrario è ricca di opportunità; la sua pericolosità deriva da gli utenti stessi, che con azioni deresponsabilizzate, a volte ingenue altre no, trasformano la rete in una trappola.