LA PROSTITUZIONE NELLA SOCIETA’ OCCIDENTALE CONTEMPORANEA

LA PROSTITUZIONE NELLA SOCIETA’ OCCIDENTALE CONTEMPORANEA

Di Rossella Cappabianca

La prostituzione è un fenomeno sociale percepito in maniera differente secondo i contesti geoculturali e i periodi storici. Parlare di tale fenomeno nella società occidentale contemporanea significa ragionare sui rapporti di Prostituzionepotere, sulle relazioni tra i generi, sulle diseguaglianze sociali ed economiche.

Di là dei giudizi di valore sull’argomento, ci sono dei fattori strutturali che influiscono in maniera determinante, alimentando la domanda di servizi sessuali a pagamento.

Le nostre attuali società sono frammentate, ciò provoca sia l’instabilità della famiglia, i cui segnali sono forniti dal crescente aumento del  numero di separazioni e divorzi, sia l’impoverimento delle relazioni sociali.

Pertanto, si può presumibilmente ritenere che quanto più avremo relazioni sociali scarsamente significative, tanto più gli individui saranno indotti a cercare una compensazione emotiva in rapporti sessuali mercenari.

In questo nuovo contesto socio-culturale ed economico, la prostituta, soprattutto se immigrata, incarna il capro espiatorio, vissuta come un corpo de-sacralizzato e depauperizzato  del valore “immateriale” dell’individuo.

Di conseguenza, per non cadere nel rischio di moralismi e rimuovendo il velo di ipocrisia che spesso accompagna i dibattiti sulla prostituzione, bisogna prendere atto che essa  risponde anche ad un bisogno di libertà sessuale, che in alcune realtà sociali è vissuta come una vera e propria professione.

Ma, se da un punto di vista individualistico la prostituzione può essere vista come una risorsa in risposta a bisogni soggettivi spesso repressi, nonostante le apparenti spinte liberatorie, la sua funzione collettiva è quella di diluire le insoddisfazioni e mitigare il conflitto, provocato dalle disuguaglianze strutturali. In fin dei conti è un fenomeno sistemico, che consente alla società di mantenere un certo equilibrio.

Per quanto riguarda l’Italia, bisognerebbe orientarsi verso la “riduzione del danno”, piuttosto che alla soluzione ideologica di eliminazione del problema. Riconoscere la professione di “sex worker”, come già avviene in altri Paesi, porterebbe ad una riduzione del reato di “sfruttamento della prostituzione”, alla tutela e alla messa in sicurezza di chi esercita e di chi fruisce di questo tipo di “servizio”.

                                                                                     Rossella Cappabianca