GIOVANNI FALCONE. IL GIORNO DELLA MEMORIA

GIOVANNI FALCONE. IL GIORNO DELLA MEMORIA

Editoriale di Antonio Sposito

Certo dovremo ancora per lungo tempo confrontarci con la criminalità organizzata di stampo mafioso. Per lungo tempo, non per l’eternità: perché la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”.

Questo pensiero realistico ci consegna la dimensione sociologica di Giovanni Falcone. Ricordarlo e sottolinearlo significa confidare che le mafie in quanto “fatti sociali” possano essere debellate.

Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo (anch’essa magistrato) furono uccisi dalla mafia a Capaci il 23 maggio del 1992, insieme alla loro scorta composta dagli agenti Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.

All’inizio degli anni Ottanta, nel rinnovato impegno dello Stato nella lotta contro la mafia, fu assegnata ad Antonino Caponnetto dal 1984 al 1990 – dopo l’assassinio di Rocco Chinnici avvenuto nel 1983 – la guida del Pool Antimafia ideato dallo stesso Chinnici nel 1980.

All’interno del Pool, Falcone indagò sulla struttura della mafia e sui rapporti tra questa e lo Stato, convincendo capi mafiosi storici come Antonino Calderone e Antonio Buscetta a collaborare con la giustizia. Le sue indagini condotte, in particolar modo, con il suo fraterno amico e collega Paolo Borsellino, resero possibile il primo maxi-processo alla mafia che ebbe luogo a Palermo nel 1986-87, in cui furono condotti alla sbarra circa 400 imputati. Dal 1991 fu collaboratore del Ministero di Giustizia.

Falcone consapevole della fine che lo attendeva, decise assieme alla moglie Francesca di non avere figli, che considerava già orfani. Aveva imparato a convivere con la propria paura senza farsene condizionare. Una paura che non gli ha impedito di andare incontro al suo destino, nel rispetto di un compito verso cui sentiva di essere stato “chiamato”.

Era convinto che Cosa Nostra sintetizzasse in sé una serie di interessi deviati e convergenti, aventi l’obiettivo di condizionare la democrazia, e che la stessa fosse coinvolta negli eventi significativi che hanno caratterizzato la storia ultima della Sicilia, a partire dallo sbarco degli americani avvenuto nella Seconda Guerra Mondiale, fino alle nomine di sindaci mafiosi occorse dopo la Liberazione.

Un uomo, Falcone, che in alcuni attimi di malinconia rifletteva sull’esistenza dei cosiddetti “uomini d’onore”, alcuni dei quali ritenuti in possesso di qualità intellettuali, chiedendosi il perché avessero scelto un’attività criminale per collocarsi all’interno della società.

Falcone è morto perché isolato e tradito, deprivato del sostegno necessario. Entrato in un gioco troppo grande, che si compie nei gangli dello Stato, evidentemente non ha avuto le opportune alleanze. Ciò è confermato dal fatto che le mafie e il terrorismo colpiscono i servitori dello Stato che quest’ultimo non è riuscito a proteggere.

I delitti di Dalla Chiesa, Moro, Falcone, Borsellino, solo per citarne alcuni che hanno scosso le coscienze dei cittadini italiani, docent.

Grazie Giovanni. Il tuo insegnamento ci è prezioso per continuare a credere in una società migliore e per impegnarci nel realizzarla.

ANTONIO SPOSITO