NAPOLI. PAN. ANGELO BACCANICO CON “OMBRE E LUCI”

NAPOLI. PAN. ANGELO BACCANICO CON “OMBRE E LUCI”

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Angelo Baccanico

con “Ombre e Luci” al PAN – Palazzo Arti Napoli,

24.01. – 07.02.2017,

a cura di Maurizio Vitiello.

 

Nell’accogliente “Spazio Foyer” del PAN – Palazzo Arti Napoli, Via dei Mille, 69 80121 – Napoli, martedì 24 gennaio 2017, alle ore 17.00, sarà inaugurata la mostra, curata dal critico d’arte Maurizio Vitiello,  intitolata “Ombre e Luci”,  con opere dell’artista Angelo Baccanico.

Vengono proposte pitture di un’espressività in cui si rincorrono motivi certi di un’inquietudine contemporanea.

Alle ore 17.30 previsti interventi di: Nino Daniele; Pino Cotarelli, Franco Lista, Carlo Spina, Maurizio Vitiello.

Sino a martedì 7 febbraio 2017; tutti i giorni aperto dalle ore 9.30 alle ore 19.30; domenica 9.30 – 14.30; martedì chiuso.

 

Angelo Baccanico è nato a Boscoreale (Napoli) il 16 settembre 1940, vive e opera a Napoli al Centro Direzionale. Ha seguito gli studi a Napoli e ha insegnato materie artistiche. Ha partecipato a rassegne e a collettive, ha realizzato varie personali in tutt’Italia e all’estero. Alcune delle sue opere sono in collezioni private italiane ed estere. Hanno scritto e/o commentato: Monzurro, Piero Girace, Guido Della Martora, Genny Bruzzano, Domenico Dell’Era, Guido Pavese, Bruno De Stefano, Davide Guzzardi, Daniele De Luca, Pietro Mignogna, Nicolatte Belli, Franco Lista, Pino Cotarelli, Nando Romeo, Maurizio Vitiello, Paola de Ciuceis, Carlo Spina, Antonino Scialdone, Daniela Ricci, Claudia Campagnano e altri.

 

Scheda della mostra “Ombre e Luci”,  di Angelo Baccanico al PAN, a cura di Maurizio Vitiello

Le ombre e le luci determinano la notte e il giorno, l’imprevedibile è in agguato, prima dei chiarori crepuscolari del mattino.

Il taglio tra due dimensioni non è mai netto, loquace.

Tra ombre e fuochi accesi, tra blu intensi e fuochi vivi, s’elevano operazioni di dettaglio, che la mano dell’artista magicamente tratta.

Note, passi di racconto, brevi raggi di memoria trovano eco nelle impronte filigranate e nelle parabole icastiche, ripetitive e acute.

Non sono solo appunti di memoria, bensì riflessioni attive e acconce che rideterminano i profili degli scenari esistenti e inseguono quelli futuri dei territori.

Angelo Baccanico con segmenti serrati, veri riquadri vesuviani, ha delimitato anche un ritorno nel suo luogo natale; ha inquadrato un rimpatrio, una ricomparsa sui passi giovanili e, dato che la memoria si regola di frammenti, ha evidenziato in un’efficace e opportuna scena segmenti multipli per riprendere stimoli e temi del territorio natìo.

Angelo Baccanico è spedito, senza mediazioni.

Nella sua pittura si rincorrono ombre in fuga, quasi smaterializzazioni di silhouettes, accennate con tagli rapidi di occhi e di sguardi in un paesaggio, per metà mitico e per metà gioiosamente epico, su cui vola una mano divina a difendere il terreno, il territorio, il bene comune e una sorgente di fuoco attende lontano il suo momento per poter far sentire la sua voce confusa tra vomitanti ruggiti e bagliori accecanti, se mai dovesse un giorno risvegliarsi il vulcano.

Il Vesuvio, che si staglia tra griglie blu, per il momento, raccoglie il respiro di febbricitanti ritmi e di tacite frenesie.

Angelo Baccanico imposta la redazione delle sue opere con variegati impasti cromatici, talvolta accesi.

Il “focus” dell’azione pittorica di Angelo Baccanico cerca di estroflettere immagini forti; sono emblematici i dipinti “Riquadri Vesuviani” e “Vesuvio in gabbia” in cui viene esaltata la rete blu sulla montagna blu, da cui fuoriescono frammentate cromie rosse.

Le ombre che sottili animano il campo visivo e i fuochi che occupano spinti chiasmi risultano, essenzialmente, macchie guizzanti e respiri palpitanti, tra incroci simbolisti, contaminazioni immaginative, ibridazioni vincolanti. Insomma, nella pittura di Angelo Baccanico si rincorrono motivi certi di un’inquietudine.

Il forte talento intellettuale di protagonisti della vita culturale italiana porta sempre verità chiare e trasparenti e la pittura di Angelo Baccanico è diretta; talvolta, appare multifocale, poiché si vedono, in differenziati piani-sequenza, frames consecutivi di teorie descrittive parallele.

Angelo Baccanico assicura soggetti che hanno voglia di conquistare lo spazio, anzi tentano di sedurlo, di coprirlo, di invaderlo e questa costante si ritrova nella dinamica, dichiarata ed estrema, di incursioni figurative, ma anche gli approcci, sempre paralleli, di carattere e tono informale, testimoniano, in contrasto, penetranti ed effusive micro/macro-tessiture.

Angelo Baccanico imposta la redazione delle sue opere con variegati impasti cromatici, talvolta accesi, anche per favorire l’assunzione viva della scena e controbilanciare la segnica presenza dei protagonisti che l’animano.

Il nostro vivere, con tutte le problematiche quotidiane e le opacità di bilancio, può essere controllato ed esaminato, grazie ad una profonda presa di coscienza, corroborata anche dal vaglio di ciò che si sedimenta o che s’intende sedimentare.

L’artista assegna a una personalissima scala di colori, regolata da reticoli di segmenti, che vibrano tra torsioni dinamiche, pensieri alti e ci riassumono l’uomo che riattraversando i miti oltrepassa la storia.

Il suo itinerario pittorico, sostanziato da suggestioni e visioni simboliste, nelle quali si percepiscono accadimenti possibili o prossimi futuri tracciati da figure semioniriche, da ombre danzanti e da presenze variegate, raccoglie e assembla, seguendo palpitanti visioni, un esercizio cadenzato di tocchi e di determinazioni di sostegno; così, l’artista con redazioni pittoriche caricate assume una posizione propria, agganciata, comunque, a solchi di ambiti squisitamente simbolici.

La pittura di Angelo Baccanico snoda sequenze e inquadrature di un universo raccolto da risposte di uno specchio intimo, che guarda anche al mondo, alla nostra terra toccata dalle mani dell’uomo, al nostro territorio sfregiato, al nostro orizzonte toccato da improvvide mani.

Le fratte stesure, premiate da rossi infuocati, da bianchi lancinanti o da blu notte, aprono nuove frontiere di un percorso sensibile.

Angelo Baccanico cura l’assoluto divenire con coniugazioni cromatiche convenienti e sagoma e rifila campi leggendari dell’origine per meglio intendere i profili del futuro.

Oggi, studia il malessere con le depressioni dell’esistenza per meglio comprendere virtuali cunei di speranze future.

La pittura di Angelo Baccanico è un’ellisse che rintraccia, in una rotante indagine, quegli sconfinamenti che possono segnare la diversità, sostanza del futuro.

Con una ritrovata freschezza, che tonifica una marcata maturità espressiva, declina una molteplicità di frammenti iconici, schegge che passano e ripassano su strutture visive, che alludono a un territorio conosciuto.

Affollate redazioni cedono il passo a eloquenti incidenze efficaci e a simboli e ad accenti che sintetizzano scie di ventagli di sequenze integrate ad accogliere

caratteri e carature, nonché dettagli di un’antropologia corriva e rilievi di dimensioni domestiche.

Angelo Baccanico, nella sua ritrovata voglia di pittura, riprende quota; la sua volontà insieme alla voglia di esserci con commenti precisi sul suo territorio vesuviano ci fanno intendere che gli orizzonti cromatici delle sue recenti opere illustrano un colloquio tra arte e natura ed estroflettono rimbalzi dialettici tra vecchio e nuovo.

 

Maurizio Vitiello