OMAGGIO AL SOCIOLOGO ZYGMUNT BAUMAN, FAUTORE DELLA “SOCIETA’ LIQUIDA”

OMAGGIO AL SOCIOLOGO ZYGMUNT BAUMAN, FAUTORE DELLA “SOCIETA’ LIQUIDA”

EDITORIALE DI ANTONIO SPOSITO

E’ morto Zygmunt Bauman.

A 92 anni è terminata la vita del sociologo e filosofo polacco fautore della “società liquida”.

Bauman, di origine ebraica, nato a Poznan nel 1925, dopo l’invasione nazista si rifugiò in Urss. Fece ritorno a Varsavia per poi trasferirsi in Gran Bretagna, dove dal 1971 al 1990 insegnò sociologia a LeedsDi formazione marxista, indagò, in riferimento alla Shoah, la relazione tra modernità e totalitarismo,  (Modernità e Olocausto) e il transito dalla cultura moderna a quella postmoderna (Modernità liquida).

Altre opere furono: Amore liquido – Sulla fragilità dei legami affettivi; Vita liquida; La solitudine del cittadino globale; La società dell’incertezza; Stato di crisi; Per tutti i gusti – La cultura nell’età dei consumi; Stranieri alle porte.

La postmodernità – secondo Bauman – con la fine delle grandi narrazioni ideologiche e di riferimenti valoriali certi, ha consegnato il mondo alla precarietà, a relazioni che si dissolvono. L’uomo, ridotto “a una dimensione” (definizione di Herbert Marcuse), già negli anni Sessanta del Novecento, si è sfaldato, sciolto in un mondo caratterizzato dal consumismo coatto, dalle crisi economiche, sociali e morali planetarie. 

Questa condizione esistenziale esige qualcosa di “solido” richiamato dall’idea di comunità. Sarebbe proprio questo desiderio il motivo alla base del “successo” effimero dei ”social network”, in cui, convivono, al contempo, la necessità di partecipazione, la ricerca dell’autonomia, forme illusorie di libertà, dove sussiste l’esigenza di darsi una identità e conseguire un riconoscimento sociale.

Il senso attuale di paura, dato dalla mancanza di certezze, si substanzia nel non esser notati. Facebook diviene, pertanto, funzionale a “spettacolizzare” se stessi, a “vetrinizzarsi”, come se ognuno volesse vivere da star in un “aldilà” mondano, cellofanato e virtuale, nel quale non vi è salvezza, come negli “oltre” di tipo religioso. Zuckenberg (inventore di Facebook) fa profitti grazie a queste condizioni sociali, alla paura della solitudine, dell’emarginazione, della marginalizzazione, del sentirsi esclusi, abbandonati, in quanto “mali” reali che compromettono il senso della vita.

Bauman sosteneva, inoltre, che è in atto una separazione tra istituzioni pubbliche (non più in condizione di offrire certezze) e i cittadini, così come si sta compiendo una divisione anche tra potere e politica, dove il primo – ormai transnazionale – è demandato al “capitalismo finanziario”. A parere di Bauman non occorre trovare ”soluzioni private a problemi sociali”.

La Morale per Bauman, che soleva profferire ”l’unico giudice è la mia coscienza”, è una scelta razionale individuale che genera però il nostro “essere sociale”, che sancisce un legame con gli altri, creando, di fatto, la società. La condizione morale si concreta, dunque, nell’incontrare l’altro, nel riconoscerlo come persona. In quest’ottica i danni sociali sono causati dalle diseguaglianze e dalle discriminazioni, dalle quali nasce anche il terrorismo su scala globale. Questa paura rende sofferente anche le democrazie avanzate, dove un crescente numero di persone si sta convincendo che sia necessario rinunciare al proprio diritto alla privacy e alla libertà, in cambio di una sicurezza illusoria. 

Critico nei confronti delle nuove tecnologie, affermava che le “reti” con le loro inclinazioni irrazionali hanno occupato il posto delle ”strutture”, i ”cittadini” sono stati trasformati in “clienti” e la ”durata” è stata rimpiazzata dalla ”istantaneità”. Il tempo si è “presentificato”, non vi è più il futuro e il passato non insegna più nulla.

Per Bauman siamo come fuggevoli comparse timorose e pavide che viaggiano su un’auto automatica, la quale non fornisce informazioni né sulla direzione né sulla meta. L’ammonimento che ci lascia in eredità il sociologo polacco è ricominciare a guidare in proprio la macchina, riassumendoci di nuovo tutte le nostre responsabilità di cittadini e di esseri umani planetari.

ANTONIO SPOSITO