L’orrore e la memoria: la Shoah

L’orrore e la memoria: la Shoah

di Mara Principato

Quest’anno vivrò il “Giorno della Memoria” dedicato alle vittime dell’Olocausto con molta più consapevolezza.

Con questo articolo intendo raccontare l’esperienza da me vissuta lo scorso Luglio, nel corso della GMG 2016 (Giornata Mondiale della Gioventù) svoltasi in Polonia.Il gruppo parrocchiale di Napoli con il quale sono partita per la GMG si è gemellato con la Parrocchia di Stalowa Wola dedicata a San Giovanni Paolo II. Siamo stati ospitati dalle famiglie che frequentano la parrocchia, le quali per 5 giorni hanno trasfuso in noi tantissimo amore, aprendo le porte del proprio cuore come se facessimo parte da sempre della loro vita.

Durante i giorni del gemellaggio, grazie all’organizzazione del Parroco di Stalowa Wola, ho avuto modo di visitare molte città della Polonia tra cui Oswiecim, tristemente nota come Auschwitz.

Il primo luogo che ho visitato è stato Auschwitz I, “Campo di concentramento” e centro amministrativo dell’intero complesso.

Appena scesa dal pullman mi sono trovata di fronte a questo grande spazio verde pieno di alberi e di edifici in legno. Percorrendo un viale, giunta a una svolta, si manifesta all’improvviso davanti ai miei occhi il famoso cancello con la scritta “Arbet Macht Frei”. Ho sostato a lungo davanti al cancello trattenendo a stento le lacrime. Il mio pensiero è andato a coloro che l’hanno attraversato con la speranza nel cuore di poter tornare a casa. Contrariamente a quanto rappresentato in alcuni film, la maggior parte dei prigionieri non era detenuta nel “Campo di Auschwitz”, perché la funzione di siffatto complesso era soprattutto amministrativa. Qui venivano registrati e inviati negli altri campi progettati per la “soluzione finale”: lo sterminio.

E’ stato uno dei periodi più bui della storia dell’umanità. Ciò che è accaduto in quegli anni mi è tornato alla mente attraverso le immagini dei film, le testimonianze e le storie lette, i racconti delle torture subite, le esecuzioni, i Block (le palazzine in mattoni).

Quello che mi ha lasciato più attonita è stato il Block n°10 dove Mengele (il “dottor morte”) eseguiva i suoi folli esperimenti. Per chi lo osserva sembra una tranquilla palazzina, dove però sono stati commessi i peggiori maltrattamenti e crimini nei confronti di esseri umani considerati inferiori, trattati come cavie e messi a morte senza alcuna pietà dopo le lunghe sofferenze inflitte.

Successivamente alla visita effettuata ai Block di Auschwitz I abbiamo raggiunto (sempre in pullman) il “Campo di sterminio” di Birkenau (Auschwitz II), immenso lager dove persero la vita oltre un milione e centomila persone (in maggior numero ebrei), dotato di quattro grandi camere a gas con annessi forni crematori e “fosse ardenti”, perennemente in funzione per smaltire i corpi delle vittime. Lo scopo principale era l’eliminazione di massa.

Le fredde baracche di legno erano divise per settori: maschile, femminile, quarantena, ecc. La Bahnrampe (il binario dei treni costruito affinché i convogli arrivassero al centro del Campo) è uno dei simboli della follia e del demoniaco progetto minuziosamente studiato in ogni suo dettaglio, cui si accompagna il filo spinato che recinge il Campo, attraverso cui passava l’energia elettrica e dove in molti si sono gettati per disperazione suicidandosi. Una vera fabbrica della morte efficiente e operativa, atta a eliminare i deportati.

Mi sono interrogata a lungo su come la mente umana possa concepire tanto orrore, odio e rabbia verso un popolo, quello ebraico, considerato inferiore, nonché sull’irrefrenabile desiderio di annichilirlo.

Il mio pensiero per la Giornata della Memoria va non solo alle vittime ma anche agli eroi silenziosi che si sono opposti a questa alienazione collettiva, tra cui: Oskar Schindler, Walter Suskind, Otto e Elise Hampel, il generale Ludwig Beck, il colonnello Stauffenberg e tantissimi altri che sono morti, battendosi con ogni mezzo a loro disposizione per salvare vite umane.

Mara Principato
Cultore della Materia ANS

RASSEGNA FOTOGRAFICA (Foto scattate da Mara Principato)

Palazzina in cui Carl Clauberg medico tedesco condusse esperimenti sulla sterilizzazione usando come cavie le donne rinchiuse nei campi di sterminio di Auschwitz e Ravensbruck

Palazzina del Campo di Sterminio di Auschwitz in cui Carl Clauberg medico tedesco condusse esperimenti sulla sterilizzazione usando come cavie le donne 

Bunker della fame nel campo di concentramento di Auschwitz, in cui è stato imprigionato Maksymilian Maria Kolbe è stato un presbitero e francescano polacco che si offrì di prendere il posto di un padre di famiglia. Beatificato nel 1971 da papa Paolo VI, che lo chiamò "martire dell'amore". Proclamato santo nel 1982 da papa Giovanni Paolo II.

Bunker della fame nel Campo di Sterminio di Auschwitz, in cui è stato imprigionato Maksymilian Maria Kolbe, presbitero e francescano polacco che si offrì di prendere il posto di un padre di famiglia. Beatificato nel 1971 da papa Paolo VI, che lo chiamò “martire dell’amore”. Proclamato santo nel 1982 da papa Giovanni Paolo II

 

 

 

 

 

 

 

 

Muro del Campo di Sterminio di Auschwitz su cui prima di essere uccisi alcuni prigionieri hanno lasciato delle scritte

Muro del Campo di Sterminio di Auschwitz su cui prima di essere uccisi alcuni prigionieri hanno lasciato delle scritte

I "Binari della morte" che immettevano nel Campo di Sterminio di Birkeneau

Il “Binario della morte” (Bahnrampe) che immetteva nel Campo di Sterminio di Birkeneau