IL DISAGIO GIOVANILE NELLA SOCIETA’ MODERNA

IL DISAGIO GIOVANILE NELLA SOCIETA’ MODERNA

Di Rossella Cappabianca

Il fenomeno del “disagio giovanile” continua ad essere un tema centrale nell’ambito degli studi di “Sociologia della devianza”.

Nel 5° Rapporto effettuato dall’Istituto IARD (Network di ricerca sulle politiche giovanili) sulla condizione dei giovani, vengono analizzati per la prima volta, oltre ai rapporti con la famiglia, l’esperienza scolastica/lavorativa, l’atteggiamento verso la partecipazione socio-politica, anche le dimensioni relative all’immagine e alla percezione di sé. I destinatari non sono solo i giovani ma anche gli adulti (genitori ed educatori), i quali spesso hanno difficoltà a cogliere i segnali che provengono dalle condotte e dagli stili di vita inerenti al “mondo giovanile”.

Le indagini sociologiche condotte sul campo rilevano un forte intreccio tra una condizione individuale, connotata dalla difficoltà a costruire un’identità stabile, e una condizione sociale complessa che fornisce scarsi orientamenti per il futuro. In questo contesto si evidenziano sempre più tra i giovani i segni di un malessere emozionale, il cui bisogno di guida e di contenimento viene disatteso sul piano sociale e relazionale.

L’alta percentuale di manifestazioni di violenza da parte di adolescenti, la cui origine spesso non possiede motivi specifici, avvalora l’ipotesi secondo cui i molti che si avviano alla transizione verso l’età adulta, recano con sé gravi carenze socio-relazionali, incapacità di gestione della rabbia e di autocontrollo. A livello individuale si evidenziano forme di evasione e “alienazione sociale”, vissute rifugiandosi nelle diverse categorie delle dipendenze.

In tale scenario, si apre un ampio dibattito scientifico su quali siano le strategie d’intervento più adeguate, sul ruolo della prevenzione e dell’informazione come strumenti di contrasto al “disagio giovanile”. Nello specifico, la prevenzione – che negli ultimi anni è stata insufficiente, con pochi riscontri sul piano operativo – comincia ad essere concepita come un’attività volta alla riduzione del rischio. Si avverte, quindi, la necessità di nuove strategie d’intervento quali l’“apprendere dall’esperienza” e di mettere in campo le “risorse” indispensabili per arginare il problema.

Prevenire vuol dire, dunque, fornire, ai giovani la formazione indispensabile per affrontare la realtà in modo consapevole, accompagnati nel loro processo di crescita da adulti educatori altrettanto consapevoli, i quali nei vari processi di socializzazione primaria e secondaria li istruiscano al senso della responsabilità.

Rossella Cappabianca