Relazioni sociali

Relazioni sociali

di Maria Grazia De Vivo

Nella vita quotidiana entriamo continuamente in relazione con gli altri. Ma cos’è una relazione?

È un rapporto tra due o più persone che orientano reciprocamente le loro azioni.

Le relazioni sociali possono essere: profonde e stabili, come i legami familiari; transitorie e superficiali, come dei conoscenti che frequentano lo stesso bar; cooperative, quando gli individui orientano la loro azione per perseguire un fine comune; conflittuali, allorché gli individui lottano per la supremazia.

Una “relazione interpersonale” è caratterizzata da persone legate da un vincolo di interdipendenza che si influenzano vicendevolmente. Le relazioni interpersonali sono sistemi dinamici che possono modificarsi e così come gli organismi viventi, anche le relazioni hanno un inizio, una durata, e una fine. Possono evolversi con la conoscenza e l’avvicinamento emotivo, oppure peggiorare drasticamente giungendo a conflitti.

Il rapporto di coppia è per sua natura caratterizzato da un’interazione dinamica e persistente tra due persone, che comunicano sulla base della presunzione di una conoscenza reciproca più o meno approfondita. È proprio questo aspetto l’elemento più critico ed emblematico della vita a due. Infatti, talvolta, si presume di conoscere profondamente il proprio partner, salvo poi scoprire, con grande delusione, di averne una conoscenza piuttosto superficiale, soprattutto quando inconsciamente o intenzionalmente questi ha nascosto tratti della sua personalità.

Le persone motivate a conoscere l’altro possono far ricorso ad alcuni strumenti della comunicazione interpersonale e dell’intelligenza emotiva, primo fra tutti “il campo di esperienza”, attraverso il quale passano informazioni in entrata (input) ed informazioni in uscita (output).

Le correnti sociologiche che hanno per oggetto le relazioni sono: l’Interazionismo Simbolico, l’Etnometodologia, il Modello Drammaturgico e la Network Analysis.

Già G. Simmel asserì che un gruppo composto da due persone definito “diade”, ha una caratteristica che nessun altro gruppo possiede, ossia, se un membro decide di uscire dalla relazione il gruppo scompare.

Le relazioni, come afferma E. Goffman, sono caratterizzate da un’interazione faccia a faccia, nella quale vi è la presenza fisica degli interlocutori. Egli applica un approccio “drammaturgico” all’interazione sociale considerando la vita sociale come un “teatro”, in cui le persone assumono diversi ruoli agendo come “attori”.

G. H. Mead sosteneva che le interazioni fra individui e gruppi di individui non nascano da una serie di risposte a stimoli (prospettiva comportamentista) ma dall’interpretazione dei significati simbolici attribuiti agli stimoli stessi. Per Mead, l’individuo vive e opera in un mondo sociale. Si può comprendere il modo in cui il singolo agisce, solo se si considera il suo comportamento all’interno del gruppo sociale al quale appartiene, poiché le azioni del soggetto trascendono i confini del singolo e coinvolgono anche gli altri membri del gruppo.

Garfinkel adotta un approccio che egli chiama “etnometodologico”, secondo cui per scoprire come le persone creino e condividano gli accordi della vita sociale e come basino le proprie azioni su tali accordi, occorre “grattare” la superficie del comportamento sociale rompendo la routine. 

Lo scopo principale della Network Analysis è individuare e analizzare i legami (ties) tra gli individui (nodes), caratterizzanti i cosiddetti quasi-gruppi.

Per capire effettivamente una relazione sociale è, quindi, fondamentale comprendere come gli esseri umani siano animali sociali, che vivono all’interno di una società. La mancanza di connessioni sociali viene percepita come dolorosa dall’individuo stesso. Sin dai primissimi anni di vita, all’interno dei processi di socializzazione, necessitiamo della relazione (attaccamento) che instauriamo con i nostri genitori, la quale influenzerà e condizionerà la formazione di relazioni future.

Maria Grazia De Vivo