IL CAMBIAMENTO DEL TEMPO E DELLE RELAZIONI UMANE NELL’ERA DELLA TECNOLOGIA

IL CAMBIAMENTO DEL TEMPO E DELLE RELAZIONI UMANE NELL’ERA DELLA TECNOLOGIA

di Maria Giovanna Tropiano

Nell’attuale società abbiamo cambiato il nostro modo di vivere. Viviamo nuovi ritmi di vita.

L’evoluzione della tecnologia e della società fa sì che non siamo più padroni del nostro tempo.
La velocità viene vista come un valore in sé, dove chi rallenta diventa un’interferenza, un disturbo.

Il cervello si abitua alla velocità e la lentezza produce l’ansia di non andare veloci, di non essere al passo con i tempi, di non essere informati su quanto accade intorno a noi. La nostra cultura apprezza e promuove la velocità e la prontezza.

Nell’epoca “ipermoderna” la velocità viene vista come un valore, ma questo ci priva di noi stessi provocando stress. Questo rincorrere il tempo non ci fa avere più tempo da dedicare agli altri.

Vi è sempre un telefono che squilla, un sms che richiama la nostra attenzione, sottoposti al continuo ritmo frenetico, non abbiamo più pazienza di aspettare, non abbiamo più pazienza nelle relazioni.

Con l’avvento delle nuove tecnologie di comunicazione è apparso un nuovo modo di vivere il tempo in modo immediato, istantaneo e urgente. Il tempo della società di oggi possiede una tripla accelerazione:
1) accelerazione tecnica (innovazione nei trasporti, nella comunicazione, nella produzione);
2) accelerazione del cambiamento sociale (mutamento delle istituzioni sociali, della famiglia e del lavoro in cui non vi è più stabilità);
3) accelerazione del ritmo della vita quotidiana.

In questo tempo accelerato dalle nuove tecnologie, i legami sociali sono più numerosi e più facili da stabilire ma sono anche più fragili ed effimeri. Ciò che conta, nella comunicazione mediata da smartphone e social network è l’essere immersi nello scambio ma i contatti virtuali alimentano il senso di solitudine.

Se nel tempo della società “ipermoderna” e “ipercomplessa” si considera la velocità come un valore, allora il concetto di progresso è indissociabile da quello di velocità. Lo stesso progresso ha trasformato i
cittadini in consumatori di cose, di relazioni (come sostiene Bauman), in divoratori di tempo, di cibo.

Ciò che conta è la velocità non la durata. Occorre valorizzare una tendenza inversa, ossia, ridare valore alla calma, alla lentezza.

La velocità comporta il desiderio spasmodico di ottenere tutto e subito, per cui non si è più in grado di sopportare le piccole frustrazioni quotidiane. La soddisfazione immediata delle pulsioni ha accresciuto la fragilità dell’essere umano.

La società del “tutto e subito” può rivelarsi dannosa perché si può cadere nella convinzione di non poter fare a meno di un computer o di uno smartphone, instaurando, ad esempio, una “dipendenza da connessione”.

L’iperstimolazione artificiale prodotta dalle nuove tecnologie produce nuove patologie, quali difficoltà di apprendimento, disturbi d’ansia, difficoltà attentive.

Più “social” ma meno socialità reale.

In un tempo veloce non siamo più capaci di darci lo spazio per vivere relazioni autentiche che prevedono il contatto fisico con l’altro. L’illusione data dai social è avere tanti amici virtuali con cui “conversare”, ma in realtà si vive in un deserto dentro e fuori di sé.

Maria Giovanna Tropiano