LA COMUNITA’ DEI FRATELLI BIELSKI: LA GERUSALEMME DEI BOSCHI

LA COMUNITA’ DEI FRATELLI BIELSKI: LA GERUSALEMME DEI BOSCHI

di MARA PRINCIPATO

Tuvia, Asael, Alexander Zeisal e Aron Bielski erano i componenti di una famiglia di agricoltori di Stankiewicze, nei pressi di Nowògrodek, zona che tra il 1921 e l’inizio della Seconda Guerra Mondiale era appartenuta alla Seconda Repubblica di Polonia, che nel 1939 venne annessa all’Unione Sovietica.

I quattro fratelli Bielski, in seguito all’uccisione dei genitori nel 1941 da parte dei tedeschi, cercarono di salvarsi dalle persecuzioni nascondendosi nei boschi di Zbaielovo e Perelaz, dove fondarono il primo nucleo di una brigata partigiana formata da 30 persone tra amici e familiari.

I membri del gruppo affidarono il comando a Tuvia Bielski, attivista sionista e veterano dell’esercito polacco, nonché leader carismatico. Suo fratello Asael fu nominato suo Vice, mentre  Alexander Zeisal detto “Zus” venne messo a capo delle operazioni di perlustrazione. Aron, il più giovane dei fratelli, era aggregato al gruppo.

Essendo contadini, i Bielski conoscevano bene la regione, i luoghi e le abitudini delle persone che vi abitavano, le quali li aiutarono a eludere le autorità tedesche e le forze ausiliarie bielorusse. Con l’aiuto di amici non ebrei furono in grado di procurarsi delle armi, alle quali aggiunsero quelle sottratte ai Tedeschi, altre di provenienza sovietica e l’equipaggiamento fornito dai partigiani russi.

Tuvia considerava sua la missione di salvare le vite di altri Ebrei. I Bielski incoraggiarono gli abitanti ebrei di Lida, Nowogrodek, Minsk, Iwie, Mir, Baranowicze e di altri ghetti della regione a scappare e a unirsi a loro nei boschi, inviando guide che li orientavano.

Grazie ad una missione speciale vennero messi in salvo più di cento Ebrei del ghetto di Iwie, proprio mentre i Tedeschi ne stavano pianificandone la distruzione. Gli esploratori del gruppo Bielski percorrevano continuamente le strade sperando di incontrare Ebrei in fuga, bisognosi di protezione. Nel tentativo di sfuggire anche all’antisemitismo dei loro stessi simili, molti Ebrei, che già si nascondevano nei boschi, si unirono alla Brigata Bielski, così come altri partigiani ebrei che avevano combattuto con la Resistenza Sovietica.

Alla fine del 1942 il gruppo Bielski contava più di 300 membri, fino all’estate del 1943 condusse un’esistenza nomade all’interno dei boschi. Nell’agosto di quell’anno i Tedeschi cominciarono una massiccia caccia all’uomo contro i partigiani russi, polacchi ed ebrei della regione, utilizzando più di 20.000 unità, tra soldati, SS e ufficiali di polizia. Offrivano una ricompensa di 100.000 marchi a chi fornisse informazioni che portassero alla cattura di Tuvia Bielski.

La Brigata nel frattempo aveva raggiunto le 700 unità, il rischio che venissero scoperti dalle pattuglie tedesche era elevatissimo. Il gruppo temeva che i contadini della zona, che li rifornivano di cibo, potessero tradirli. Di conseguenza, i Bielski decisero di spostarsi, nel dicembre 1943, in quella che sarebbe diventata la loro base permanente, nei boschi di Naliboki, una regione paludosa di difficile accesso, sulla riva destra del fiume Niemen, a est di Lida e nordest di Nowogrodek.

Fu in quest’ambiente primitivo e inospitale che i Bielski, non respingendo nessuno, crearono una vera e propria comunità che viveva spostandosi nei boschi. Nonostante un’opposizione all’interno del gruppo, Tuvia non vacillò mai nella determinazione di proteggere gli Ebrei che cercavano rifugio, uomini, donne, giovani o anziani.

Il gruppo organizzò operai specializzati, creò laboratori che impiegarono anche 200 persone, tra le quali calzolai, sarti, falegnami, fabbri e esperti nella lavorazione delle pelli. Fu costruito un mulino, un forno e una lavanderia. All’interno della comunità vi erano anche un’infermeria, una scuola per i bambini, una Sinagoga e persino un tribunale e una prigione. I gruppi di lavoro procuravano il cibo e quando era possibile in base alle condizioni climatiche, preparavano il terreno per la coltivazione dell’orzo e del frumento.

La Brigata Bielski salvava vite umane e proteggeva chi non combatteva, portando a termine anche numerose missioni operative attaccando gli ufficiali della polizia ausiliaria bielorussa ed anche i contadini della zona sospettati di uccidere gli Ebrei. Il gruppo mise fuori uso i treni tedeschi, fece saltare i binari ferroviari, distrusse ponti e organizzò la fuga degli Ebrei dai ghetti. I combattenti del gruppo Bielski spesso si univano ai partigiani sovietici in operazioni contro le strutture e le truppe tedesche, le quali, insieme ai fiancheggiatori, subirono numerose perdite.

Al momento della liberazione, la comunità aveva raggiunto il numero massimo di 1.230 persone. Più del 70% era costituito da donne, anziani e bambini che sarebbero morti durante l’occupazione tedesca. Si stima che circa 50 membri del gruppo rimasero uccisi, un numero esiguo se paragonato alle perdite subite da altre brigate partigiane e diversi gruppi ebrei della regione.

Aron Bielski

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945, Tuvia e Zus Bielski emigrarono con le loro famiglie in Palestina. Entrambi combatterono nell’esercito israeliano durante la guerra del 1948, dalla quale nacque lo Stato di Israele. Più tardi emigrarono negli Stati Uniti. Asael venne arruolato nell’esercito sovietico e morì nel febbraio del 1945 al fronte sito in Prussia Orientale.

Aron Bielski vive attualmente negli Stati Uniti, a New York, ha 91 anni. E’ l’unico superstite, testimone vivente del contributo dato dalla sua famiglia nel salvare migliaia di ebrei da una morte atroce. Dal 1941 al 1944, i fratelli Bielski hanno avuto il coraggio e la forza di costruire una cittadina all’interno dei boschi, sopravvivendo ai rigidi inverni nevosi, combattendo il potere nazista.

Sono queste storie ricche di umanità che commuovono, che fanno riflettere sul quale fosse il “senso” della vita in quegli anni tragici.

MARA PRINCIPATO